Auto cinesi a prezzi bassi: cosa c'è dietro
Nei saloni italiani sono arrivati in pochi anni molti marchi cinesi, con dotazioni ricche e prezzi spesso più bassi dei concorrenti. Non è un'impressione: sono prezzi che nascono da una situazione precisa, raccontata da fonti che si possono controllare una per una. Conviene conoscerla, perché spiega sia perché oggi si può fare un buon affare, sia qual è il rischio che quell'affare si porta dietro.
Mettiamo in fila i fatti, ognuno con chi lo dice. Le conclusioni le lasciamo a te.
1. In Cina si producono più auto di quante se ne vendono
Secondo la società di consulenza AlixPartners (rapporto del 3 luglio 2025), nel 2024 in Cina vendevano auto elettriche e ibride ricaricabili 129 marchi. La stessa società prevede che entro il 2030 quelli in grado di reggersi finanziariamente saranno 15, e che da soli si prenderanno circa tre quarti di quel mercato.
Troppi costruttori per lo stesso mercato significa una cosa sola: una guerra dei prezzi. A definirla è chi la sta combattendo. Stella Li, vicepresidente esecutiva di BYD, in un'intervista a Bloomberg del giugno 2025 ha definito quella concorrenza «estrema» e, alla domanda se potesse durare, ha risposto: «No, non è sostenibile». Negli stessi giorni, riferisce Bloomberg, il governo cinese aveva convocato i capi del settore per chiedere di non vendere auto sotto costo.
2. «La Evergrande dell'auto esiste già»
La frase più citata è di Wei Jianjun, presidente di Great Wall Motor, uno dei grandi costruttori cinesi. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, in un'intervista al portale Sina Finance nel maggio 2025 ha detto che nel settore dell'auto cinese esiste già una «Evergrande» — il colosso immobiliare il cui dissesto è diventato il simbolo della crisi del mattone in Cina — e che semplicemente non è ancora crollata. Non risulta che abbia fatto nomi. BYD, che molti commentatori hanno ritenuto chiamata in causa, ha risposto che una «Evergrande dell'auto» non esiste.
Resta il fatto che a dirlo non è un osservatore esterno: è il capo di un'azienda di quel settore, che parla dei propri concorrenti. Va letta per quello che è, ma va letta.
3. Auto «vendute» che nessuno ha comprato
Nel luglio 2025 l'agenzia Reuters ha pubblicato un'inchiesta, basata su documenti e su interviste a concessionari e acquirenti, su una pratica nata in Cina: auto assicurate e registrate come vendute prima di arrivare a un cliente vero, per raggiungere gli obiettivi di vendita, e poi rimesse sul mercato come usate «a zero chilometri». Per uno dei marchi esaminati Reuters ha contato almeno 64.719 auto in quindici mesi, più della metà delle vendite dichiarate. Che non sia un'invenzione della stampa occidentale lo dice il Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito comunista cinese, che il 10 giugno 2025 ha chiesto di fermare questa «forma mascherata di taglio dei prezzi».
4. I fornitori pagati dopo quattro mesi
Sempre Reuters, su dati della società di analisi LSEG: nel 2024 BYD ha pagato fornitori e creditori a breve in media dopo 127 giorni; la media dei 33 costruttori cinesi quotati era di 108, mentre tra i costruttori del resto del mondo è comune stare sotto i 90. Dal giugno 2025 una norma cinese impone di pagare le piccole imprese entro 60 giorni, e i principali costruttori — BYD compresa — si sono impegnati pubblicamente a farlo. Tempi di pagamento così lunghi non sono un reato: sono un indizio di quanto ossigeno serva per reggere quei prezzi.
5. Chi ha venduto tutto
Berkshire Hathaway, la società di Warren Buffett, era entrata in BYD nel 2008. Ha cominciato a vendere nell'agosto 2022 e nel 2025 è uscita del tutto: lo ha confermato un portavoce della società all'emittente CNBC nel settembre 2025. I motivi non li ha spiegati, e noi non li inventiamo; BYD ha commentato che comprare e vendere azioni è normale. È un fatto, non una sentenza.
6. Cosa c'entra l'Europa: i dazi
La Commissione europea ha chiuso nell'ottobre 2024 un'inchiesta concludendo che la filiera cinese dell'auto elettrica beneficia di sovvenzioni pubbliche sleali. Da allora sulle elettriche costruite in Cina si paga un dazio aggiuntivo, diverso per costruttore: 17,0% per BYD, 18,8% per Geely, 35,3% per SAIC (il gruppo del marchio MG), 20,7% per le altre aziende che hanno collaborato all'inchiesta. Le misure valgono dal 30 ottobre 2024, per cinque anni. Dal 2026 un costruttore può chiedere di sostituire il dazio con un prezzo minimo di vendita concordato: a febbraio la Commissione ha accettato il primo impegno di questo tipo, per un solo modello.
Tradotto: una parte di quel prezzo basso, secondo Bruxelles, la sta pagando lo Stato cinese. E finché dura la sovrapproduzione, i costruttori hanno tutto l'interesse a vendere altrove ciò che in patria non riescono a piazzare.
Che cosa significa per chi compra
Significa due cose insieme, e nessuna delle due va nascosta.
La prima: oggi il compratore ha un vantaggio vero. Più concorrenza vuol dire più dotazioni a parità di prezzo, anche da parte dei marchi che conosci da sempre. Molte di queste auto sono costruite bene, e sulle strade italiane se ne vedono sempre di più: non è più una nicchia.
La seconda: se le stime sono giuste, la maggior parte di quei 129 marchi fra qualche anno non esisterà più, o sarà stata assorbita da un altro. Nessuno sa dire quali. E un'auto si tiene dieci anni, si ripara, si rivende: il prezzo sul cartellino è solo la prima riga del conto.
Non sono tutti nella stessa posizione
Dire «le cinesi» come se fossero una cosa sola sarebbe scorretto, e qui ti dobbiamo una precisazione che ci riguarda. Noi trattiamo i marchi del gruppo Stellantis, e fra questi c'è Leapmotor: un costruttore cinese di cui Stellantis possiede circa il 21%, venduto fuori dalla Cina da una società comune, Leapmotor International, di cui Stellantis ha il 51% e la guida. In Italia viene distribuito attraverso i canali del gruppo.
Te lo diciamo per due motivi. Il primo è la trasparenza: su questo argomento abbiamo un interesse, ed è giusto che tu lo sappia mentre leggi. Il secondo è che spiega bene il punto dell'articolo: la provenienza conta meno di chi c'è dietro in Europa. Un marchio con una rete di officine già esistente, un magazzino ricambi e un gruppo che risponde della garanzia è in una posizione diversa da uno che ha aperto ieri con un importatore. Vale per i cinesi come per chiunque altro.
Per questo le domande qui sotto vanno fatte a tutti. Anche a noi.
Le cinque domande
1. Dov'è l'officina autorizzata più vicina? Non «c'è una rete in Italia»: a quanti chilometri da casa tua. Fatti dare l'indirizzo.
2. Quanto ci mettono i ricambi? Chiedi un tempo indicativo per un pezzo di carrozzeria, e se nel frattempo è prevista un'auto sostitutiva.
3. Chi risponde della garanzia? La garanzia di legge dura due anni dalla consegna e ne risponde chi ti vende l'auto: lo spiega il Ministero delle Imprese. I cinque o sette anni delle pubblicità sono garanzia commerciale del costruttore: valgono finché il costruttore c'è, e alle condizioni scritte nel libretto. Leggile prima.
4. E la batteria? Ha quasi sempre una garanzia a parte, con una durata e una soglia minima di capacità. Fatti dire le due cifre e dove sono scritte.
5. Quanto varrà fra cinque anni? Per un modello venduto da tempo basta guardare gli annunci dell'usato. Per un marchio appena arrivato quella storia non c'è: può andare bene o male, l'importante è metterlo nel conto. Un prezzo più basso oggi può essere, in parte, l'anticipo di un valore più incerto domani.
Se vuoi parlarne
Se stai confrontando due preventivi, portaceli: li guardiamo insieme con queste cinque domande in mano, e ti diciamo cosa ne pensiamo anche quando l'auto non la vendiamo noi. Intanto puoi dare un'occhiata alle auto nuove e alle usate disponibili. Scrivici o passa a trovarci a San Pancrazio Salentino (Brindisi).